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Visita alla Collezione d'arte Gori


Visita alla fattoria di Celle, a Santomato di Pistoia - Collezione d'arte contemporanea Gori


Foto Amalie R. Rothschild

La sezione di Firenze Prato Pistoia dell’Associazione amicizia Italia Israele, domenica 29 ottobre, si è ritrovata ospite alla fattoria di Celle, a Santomato di Pistoia, per visitare la collezione d’arte contemporanea della famiglia Gori. La visita è stata guidata da Fabio Gori, membro attivo dell'associazione, e dalla moglie Virginia. 
Fabio è figlio di Giuliano, mitico ideatore e artefice di una collezione di arte ambientale, genere d’arte conosciuta come ‘site specific’ trattandosi di opere realizzate ispirandosi, dialogando e relazionandosi con il contesto nel quale sono ambientate e la collezione di Celle è tra le prime del genere, non solo in Italia, ma nel mondo, con questo considerata anche tra la più significative.

Fabio ha voluto, in omaggio all’Associazione, iniziare la visita da un' opera di Dani Karavan, artista Israeliano,che è presente nel Parco con ben tre opere; la prima, del 1976 particolarmente significativa, originalmente presentata al Padiglione d’Israele alla Biennale di Venezia, (opera che ha forti attinenze al grande suo murale; al Knesset, il Parlamento Israeliano), oggi si trova ricollocata da Karavan, nell'oliveto della fattoria  e ne fa parte integrante, la fortuna vuole che la nostra visita sia coincisa con la raccolta delle olive e quei suoni ci accompagnavano nel percorso. 
Facendo pochi passi abbiamo raggiunto due opere di un altro artista Israeliano, Menashe Kadishman, la quale fortuna è  scattata nella seguente Biennale. Kadishman ha accentrato in quella occasione una straordinaria attenzione presentandosi con un gregge di pecore vive. Nel Parco di Celle, Kadishman che, da quell’episodio, veniva soprannominato “il pastore” ha lasciato altri due greggi a “pascolare” nel Parco: uno realizzato in acciaio, rinchiuso in un recinto recuperato sul posto, l’altro, realizzato come tappeto erboso all’interno di una sagoma a forma di pecora ricavata all' interno di lastroni in pietra, l’opera intitolata ‘Luce del mattino (pecore+pecore)’  in questa stagione le pecore di erba si presentano particolarmente vigorose.
Il curatore del padiglione d’Israele, nelle due edizioni della Biennale è stato Amnon Barzel che di seguito ha sviluppato intensi rapporti di amicizia con Giuliano, rapporti che di lì a breve hanno contribuito a farlo diventare il primo curatore del museo Pecci di Prato.
L’articolato percorso tra opere ci ha fatto subito incontrare il lavoro di Luigi Magiolfi: una panca posta sul tetto di un annesso agricolo, a disposizione come risulta da una iscrizione voluta dall’artista, “di chi è stanco di volare” sotto, pronto per essere imbandito, il tavolo in bronzo tenuto da tre ‘servi muti’ bendati di Roberto Barni. L’aneddoto raccontato da Fabio, sulla fontana di Pietro Cascella, posta su un rilievo di terreno poco distante, è che fu fatta versare vino in occasione della visita a Celle di Henry Moor lasciandolo a bocca aperta. Questa storia è stata una premessa, poi risultata vera, che la visita si delineava come speciale, accompagnata di fatti e memorie personali. 
Dopo aver superato l’antica voliera, con all’interno rinchiuso “l’albero degli frutti d’oro”, di Jean Michel Folon, abbiamo raggiunto un labirinto tutto sbilenco, in quanto ‘insegue’ la pendenza della collina sulla quale si adagia, progettatta dell’artista Robert Morris che ha realizzato la ‘dea della fertilità’ in bronzo, una figura che abbiamo visto poco prima, vegliare sul percorso. La dea si triva tra la villa padronale e la cappella i cui portoni, opera realizzata di recente, alludono a degli spartiti di musica in bronzo opera del maestro Daniele Lombardi. Lungo il declivio, abbiamo  incontrato l' istallazione di Michel Gerard,  cinque maestose strutture in acciaio generate come metafore di pensieri di Leonardo Da Vinci mentre da lontano sono percepite le colline della stessa città di Vinci. Poco lontano, tra le falde del terreno si delinea lo splendido ‘spazio teatro’ integrato nel paesaggio, omaggio non solo nel nome ma nel modo di atteggiarsi al paesaggio di Pietro Porcinai, realizzato da Beverly Papper. A ‘vegliare’ su quel teatro un casino da giardino, di gusto romantico/neogotico di fine ottocento, al suo interno abbiamo fatto la scoperta di un’altra istallazione di Karavan, ispirata alla cerimonia del tè giapponese, opera che si configura come riflessione del soffitto decorato sul pavimento specchiante. 
A due passi un gigantesco muro inclinato, che dal vialletto in basso svetta fino sopra gli alberi. L'opera di Mauro Staccioli,  primo artista italiano ad intervenire nel Parco,a distanza di trentacinque anni, da quando venne realizzata, adessi ricoperta da lichene, ha acquisito la sembianze di in un reperto archeologico!

Dietro un vicino cancello, abbiamo trovato, rinchiuso, un imponente esercito, anche se composto da sole trentatré figure, soldati privi di testa, denominato Katarsis, opera della polacca Abakanowicz, che non può che portarci riflettere sulla crudeltà della guerra. Dietro all’angolo abbiamo notato  il grande ‘Estrusodel’, ci appariva all' istante un animale del quale presto abbiamo scoperto l’ambiguità della forma come solito gesto dell'artista fiorentino Fabrizio Corneli, poi,come il precedente, semicelato tra gli cespugli, l’opera, installata di recente, di Loris Cecchini,ripropone un’ambiguità: per un istante pare un ‘gioiello’ poi un parassita aggrappato al tronco di una quercia .Dopo pochi passi si viene attirati dalla  coloratissima e intrigante cabana di Daniel Buren, una magica casa a quattro vani, dove il gruppo si è lasciato di rincorrere nel riflesso di sé,  un momento giocoso che finito con la voglia di fare una ‘foto ricordo’ ! Il gruppo si è ricomposto appena raggiunta un’altra opera di Dani Karavan denominata “Linea”, un muretto in cemento, affossato nel terreno con, in vista solo la parte di testa. La traccia è in discesa lungo una collina, una specie di smisurata ‘stecca misuratrice’ , una striscia d’unione, di collegamento, interrotta solo dove va a ‘scontrarsi’ contro alberi. Le essenze arboree che sono coinvolte, sono parte dell’istallazione e la scelta è stata accurata per coivongendo piante di origine disparata: un Cedro di Libano, del mediterraneo, dall’America un Acero per finire in una selva di bambù  in basso a riva di un lago, un frammento di paesaggio che si associa spontaneamente al Giappone, al lontano oriente...
Sono ad oggi più di ottanta gli artisti presenti nella collezione di Celle, noi ci siamo lasciati sedurre da circa la metà ... quella mattinata risultata lunga, colma d’emozioni, non poteva che concludersi in un primo pranzo conviviale della Associazione, al quale speriamo presto seguiranno altre iniziative, come ha augurato la Presidente Lucia Livatino. Sicuramente  vorremo completare l’itinerario di visita di Celle, oltre che al Parco negli interni della fattoria, altrettanto pieni di opere da scoprire. Sappiamo che nello studio/pensatoio di Giuliano Gori é custodito un  cimelio, opera di un altro artista Israeliano, Nahum Tevet che possiamo immaginare possa essere il punto di partenza  della nostra prossima auspicata visita. Intanto rinnoviamo il nostro ringraziamento alla famiglia Gori per questa loro generosa ospitalità facendoci vedere, attraverso le loro sensibilità, alcune punte  notevoli dell’arte in quel d’Israele.


David Palterer

Gli scavi del tunnel del Kotel raccontati da Dan Bahat


Gli scavi del tunnel del Kotel 

Conferenza dell’archeologo Dan Bahat che ha portato alla luce 
la parte sotterranea del Muro del Pianto


Gli scavi del tunnel del Kotel 

Conferenza dell’archeologo Dan Bahat che ha portato alla luce la parte sotterranea del Muro del Pianto

Dan Bahat, studioso israeliano, autore del volume L’Atlante di Gerusalemme e archeologo ufficiale degli Scavi di Gerusalemme, del Tunnel e di Masada. Profondo conoscitore delle vicende della “Città Santa”, annovera tra le sue più importanti scoperte quella del tunnel che è alla base del Kotel (il Muro Occidentale). Ha condotto gli scavi e fatto riemergere i resti del Primo e del Secondo Tempio, cioè quello distrutto da Nabucodonosor II nel 586 a.C. e quello di Erode, dei periodi bizantino e romano.                                           
Nato in Polonia, con la famiglia emigra nel 1939 a Tel Aviv. Ha conseguito una laurea in Archeologia e Storia ebraica e il dottorato di ricerca, sotto la supervisione di Joshua Prawer, presso l’Università ebraica di Gerusalemme sulla Topografia e toponomastica di Gerusalemme durante le crociate. Tra il 1963 e il 1990 lavora presso il Dipartimento delle Antichità del governo israeliano. Ha insegnato presso l’Università Bar-Ilan e l’Uniniversità di Toronto. Nel 1992, Dan Bahat pubblica gli studi sui reperti archeologici dell’IAA (che divenne nota come la più grande pietra bugnata trovata fino ad oggi in Israele che è collocata a circa 10-12 metri sopra la base del recinto del Muro Occidentale del Monte del Tempio). La pietra che ha le dimensioni di 13,6 m  di lunghezza, 4,6 m di profondità ed è alta 3,5 m, si stima che pesasse circa 517 tonnellate (il terzo blocco di pietra conosciuto nel mondo per grandezza, utilizzato in una costruzione).


Dani Karavan incontra Giuliano Gori

Dani Karavan incontra Giuliano Gori
Giovedi 21 maggio 2020 - ore 18,30
Presentano Lucia Livatino e David Palterer
Presidente e  Co-Vicepresidente Ass. di Amicizia Italia-Israele di Firenze, Prato, Pistoia

Modera Marco Tonelli
Critico d’arte e Direttore di Palazzo Collicola/Galleria d’Arte Moderna di Spoleto



L’incontro virtuale promosso dalla Associazione Amicizia Italia Israele intende far emergere tanti punti d’incontro tra due personaggi che si sono conosciuti alla Biennale di Venezia del 1976.


Dani Karavan ha studiato prima con Marcel Janco, dopo alla Bezalel Accademy a Gerusalemme poi all’Accademia di Belle Arti a Firenze e alla grande Chumière a Parigi. Artista già di notevole fama in Israele per aver realizzato nel 1966 il monumentale basso rilevo alla Knesset, il Parlamento dello stato di Israele, e il Monumento nel Negev 1963-68, opere da considerare pietre miliari dove è maturato il suo linguaggio poetico e che hanno sancito la sua partecipazione alla Biennale del ’76, occasione che lo lancia verso un riconoscimento internazionale. Spesso i suoi lavori sono dialoganti, legati ai luoghi o ai progetti architettonici diventando identitari del luogo.

Giuliano Gori in giovane età scopre la passione per le  espressioni rinnovate dei linguaggi artistici nell’importante periodo post bellico, attraverso l’assidua partecipazione agli eventi e alla frequentazione con gli artisti artefici delle forze creative di avanguardia. Gori matura un’esperienza prima, da “collezionista tradizionale” con sede, tra 1961-70, nel centro storico di Prato, poi si trasferisce alla Fattoria Celle dove inizia, tra i primi al mondo, ad interessarsi all’arte ambientale, ovvero  al “Site -specific”. Oggi la Fattoria di Celle è tra le più rinomate collezione del genere al mondo, l’unica dove si è consolidato uno straordinario rapporto tra l’artista e il committente, tra l’opera d’arte, il paesaggio e la natura. Quella Biennale è il momento propizio, nel quale Dani e Giuliano hanno stretto la loro indelebile amicizia.


Visita virtuale a Gerusalemme e Tel Aviv a cura di Angela Polacco



Conferenza di Amalie R. Rothschild